Cosa si intende per utero in affitto e maternità surrogata?

Maternità surrogata (o gestazione per altri o gestazione d’appoggio, GDA) è il termine tecnico per parlare di utero in affitto, i due vocaboli sono sinonimi e indicano una pratica di fecondazione assistita diffusa in diversi Paesi del mondo, ma vietata in Italia. La pratica dell’utero in affitto consiste nel far portare a termine una gravidanza ad una donna per conto di terzi. La madre surrogata può essere anche la madre biologica del bambino, ma non necessariamente.

Esistono diversi tipi di maternità surrogata: tradizionale, in cui viene inseminato l’ovulo della madre surrogata, che quindi è la madre biologica del bambino, e quella gestazionale, in cui viene impiantato nell’utero della madre surrogata un embrione fecondato in vitro che può provenire da donatori. Non sempre vi è un compenso economico per l’utero in affitto, esistono infatti le cosiddette “maternità altruistiche” in cui la maternità è portata avanti senza compensi.

 

Cosa dice la legge in Italia sull’utero in affitto

In Italia la legge punisce chiunque applichi il contratto detto di maternità surrogata in cui una coppia o un singolo concluda la pratica dell’utero in affitto, con o senza corrispettivo di denaro. In particolare, la legge 40 sulla procreazione assistita, all’articolo 12 dichiara che:

Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.

Nonostante in Italia sia illegale l’utero in affitto, la sentenza del caso Paradiso e Campanelli nel 2015 ha dato il via ad un importante cambiamento storico.

Oggi, chi pratica la surrogazione all’estero può essere dichiarato legittimamente padre o madre del bambino, nonostante la normativa sulla maternità surrogata in Italia.

 

Madre surrogata all’estero

L’utero in affitto in alcuni Paesi è una tecnica di PMA lecita, è questo il caso di Grecia, Gran Bretagna, Olanda, Albania, Polonia, Russia, Stati Uniti e Ucraina. In altri, come il Belgio e la Repubblica Ceca, la maternità surrogata non è normata dalla legge. Molti Paesi dell’Est sono diventati la meta di un turismo sanitario per la fecondazione assistita, fra questi troviamo in prima linea l’Ucraina e la Polonia. Ogni anno sono centinaia i cittadini dei più svariati luoghi che si recano nei paesi dell’Est Europa in cerca di madri surrogate e figli, tanto da far stimare per l’industria mondiale della maternità surrogata un valore annuo di circa 6 miliardi di dollari l’anno.

La domanda di madri surrogate nei vari Paesi dell’Est è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, spostandosi dall’India alla Polonia e all’Ucraina. In particolare Olga Bogomolets, medico e parlamentare a capo della Commissione Ucraina per la Salute, ha dichiarato a sua volta che a partire dal 2015 c’è stata una crescita sempre maggiore delle GDA nel territorio ucraino. In molti Paesi in cui questa pratica è illegale, come in Italia, è possibile comunque ottenere il riconoscimento del figlio al proprio rientro, questa disomogeneità legislativa nei vari Paesi è oggetto di profonde discussioni, che mirano a trovare degli accordi internazionali.

Come funziona la procedura dell’utero in affitto all’estero?

Nelle cliniche estere vengono effettuate le due diverse procedure di maternità surrogata: tradizionale e gestazionale. Queste tecniche di PMA seguono un protocollo molto preciso che procede in diversi step:

  • In un primo colloquio con il legale e la clinica avviene un incontro conoscitivo, con la presentazione dei necessari documenti e la firma dell’accordo. In questa prima fase viene depositato il seme maschile e vengono preparate le pratiche.
  • Vengono preparati i blastocisti pronti per il transfer, mentre la madre surrogata riceve le cure del caso.
  • La madre surrogata viene fecondata con le tecniche di fecondazione assistita e dopo 15 giorni si ha un responso positivo o negativo di gravidanza.
  • La gravidanza viene seguita con i controlli prenatali tipici e un eventuale parto cesareo è incluso solitamente nel contratto.

Nel caso in cui la pratica venisse fatta da una coppia italiana, una volta rientrata in Italia, la coppia dovrà andare dall’ufficiale di stato civile con il certificato di nascita che viene rilasciato all’estero. Se uno dei due genitori è il genitore biologico del bambino, la legge italiana lo riconosce come tale, l’altro genitore potrà invece richiederne l’adozione.